2 ottobre 2014 • Nessun commento

Alcesti alle Murate

Teatro

Oggi voglio parlare di una cosa diversa rispetto ai ristoranti e agli eventi di Firenze. Ho avuto l’occasione di assistere a uno spettacolo teatrale piuttosto diverso dai soliti. Innanzitutto l’opera – raramente vado a teatro a vedere tragedie greche – ma la cosa innovativa è stata sicuramente la location e la modalità di visione. Le peculiarità di questa rappresentazione sono molteplici, cerchero’ di spiegarle tutte, così che al di là dell’opera, che può piacere o no, vi arrivi il senso del progetto.

ex carcere murate firenze

Dentro un carcere

Lo spettacolo si tiene alle Murate, ma non nei luoghi che più o meno abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni (Caffé letterario ecc.) bensì proprio nell’ex carcere. Lo chiamano l’ottagono perché infatti la forma di questa corte ha 8 lati. Alzando gli occhi si possono vedere le porte con le inferriate e i ballatoi dove stavano i detenuti e molto tempo prima le suore. Non ero mai entrata in questo spazio prima d’ora, al tempo stesso affascinante e inquietante.

Alcesti Daria Deflorian Monica Piseddu Monica Demuru ph Duccio Burberi ok

Per pochi, ma non per tutti

Eravamo solo 20 spettatori, non perchè non ci fosse nessuno, ma perché lo spettacolo è costruito per consentire la visione ad un massimo di 20 persone per volta. E sono previste un numero limitato di date, senza repliche. Della serie, se volete vederlo avete solo questa possibilità.

Modalità recitativa

Ammetto la mia ignoranza, non conoscevo il regista Massimiliano Civica. Lì per lì sono rimasta molto spiazzata – annoiata? turbata? perplessa? – di fronte allo stile con cui le attrici, bravissime, hanno recitato. Dall’inizio alla fine hanno tenuto un tono monocorde, senza enfasi, senza gesti eccessivi, vestite con costumi minimalisti (ma con belle maschere e alcuni ornamenti strategici). E stiamo parlando di una tragedia greca, di una donna che muore in modo eroico, di Ercole! Ma dopo lo spettacolo il regista ha spiegato il suo punto di vista, molto diverso da tutto ciò che ho studiato per anni nei miei corsi teatrali. Ovvero che la recitazione non deve essere innaturale, perché noi nella vita di tutti i giorni non dichiariamo poemi quando litighiamo, discutiamo, amiamo. Che si possa essere d’accordo o no con la sua scelta, è comunque interessante.

Uno spettacolo che mette in luce come il Teatro viva solo perché muore tutte le sere: un “qui e ora” anche antidoto all’illusione del “dappertutto e sempre” dell’era digitale. La storia di una donna che è il simbolo stesso di un sacrificio in nome dell’amore ci riporta ad una “lentezza” in cui il tempo per scegliere è il ritmo stesso a cui marcia una vita non priva di senso.

Allo spettacolo è affiancato un percorso di approfondimento per giovani artisti e tutti gli interessati: dal 20 al 24 ottobre 5 incontri (per massimo 50 partecipanti), con il regista per indagare la relazione tra il testo e la complessa pratica di messa in scena nel Teatro Greco e in particolare nell’Alcesti.

In realtà in tutta questa recitazione rallentata e “neutra” sono state installate alcune cose un po’ strane: un paio di dialetti regionali il cui nesso con l’antica Grecia mi è sfuggito, una canzone da cabaret resa famosa da Cochi e Renato, e un accenno di gesti un po’ cartooneschi. Non ne ho colto il significato e avrei voluto chiederlo al regista, disponibile a fine spettacolo, ma le domande dei fan a hanno prevalso, sottraendo il tempo a quelle dei normali spettatori. Certo, potrei andare all’approfondimento…

Alcesti Daria Deflorian Monica Piseddu Monica Demuru 7 ph Duccio Burberi ok

Nota di regia

Su questo punto non posso usare le mie parole, perché non ho l’appropriatezza di linguaggio. Quindi riporto le parole del comunicato, sperando siano chiare.

Questo impianto registico parte da una premessa: il teatro non è contemporaneo. Oggi abbiamo ottenuto il dono (o la condanna) dell’ubiquità. La tecnologia ci porta in ogni istante, in ogni luogo. Siamo, nello stesso tempo, dappertutto, insieme a tutti e da nessuna parte e piuttosto soli. Non è importante partecipare a un debutto, ce ne sarà un altro in una città vicina o almeno a Roma o a Milano (anche per questo la scelta di Firenze, apparentemente “decentrata” e paradossalmente, quindi, più visibile), si producono spettacoli a rotta di collo, si moltiplicano i festival per mostrarli perseguendo la novità a tutti i costi, si è costretti ad una tenitura media di pochi giorni. Di ogni “evento” c’è una replica, di ogni informazione si trovano rimandi (non sempre fedeli) dappertutto, e dove non si arriva fisicamente si arriva in streaming o almeno in podcast. Il teatro invece è mortale: accade in un luogo, davanti ad alcune persone, per una sera e quando è finito lo è per sempre. Il teatro “antico” ci esorta a fare una scelta: bisogna scegliere di andare a teatro, e di perdersi tutto il resto. Con la rinuncia, accettando una perdita si ritrova il senso. La tragedia greca è inattuale e porta questo ragionamento al suo estremo, per questo è uno strumento utile. La scelta di Alcesti, poi – la storia della somma rinuncia, quella alla propria vita in virtù di un amore – completa la riflessione.

Insomma, il regista e le attrici sono di tutto rispetto, con premi e riconoscimenti come se piovesse. Tutto l’insieme è innovativo. Se amate il teatro credo che non ve lo dovreste perdere. Senza contare che è una storia bellissima. Allo stesso tempo trovo che non sia per tutti.

ALCESTI di Euripide uno spettacolo di Massimiliano Civica con Daria Deflorian, Monica Demuru, Monica Piseddu e con Silvia Franco. Evento unico dal 30 settembre al 26 ottobre 2014 presso il Semiottagono del complesso dell’ex carcere delle Murate, Firenze.

repliche da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 18.00
ingresso intero € 12, ridotto € 10, ridotto speciale € 8
prenotazione per lo spettacolo (obbligatoria), conferma inviti e iscrizioni al laboratorio:
info@attodue.net o tel. 055 4206021, dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 16

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