13 aprile 2018 • Nessun commento

Alla scoperta dei vini dell’azienda Tolaini

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Con l’incombere del Vinitaly quale migliore occasione per parlare di un’azienda vinicola toscana, forse non conosciuta da tutti, ma che si è già distinta per i riconoscimenti (Wine Spectator, Gambero Rosso, Veronelli) ai suoi vini?

Ho avuto la fortunata occasione di conoscerla durante un pranzo riservato alla stampa, che si è svolto nella bellissima Villa Cora.

Tolaini: dalla Toscana al Canada e ritorno

Sto parlando di Tolaini, azienda piuttosto recente, ma con una storia interessante. Pierluigi Tolaini, nato in Garfagnana nel 1936, poi emigrato in Canada in cerca di fortuna, dopo aver avuto successo con un’azienda di autotrasporti, decide di tornare in Toscana e acquistare, nel 1998, un pezzo di terra per lanciare un’azienda vinicola, nella zona di Castelnuovo Berardenga.

Oggi in azienda c’è la figlia Lia, una simpatica signora perfettamente bilingue, che vive a metà fra il vecchio e il nuovo continente, e che ama appassionatamente la sua terra di origine, ma ha il piglio e la concretezza del mondo anglosassone.

L’affiancano un team di giovani professionisti: l’agronomo Alberto Fusi come direttore e l’enologo Luca D’Attoma, come consulente. Due persone che vantano un curriculum interessante nel settore del vino e che, insieme a Francesco Rosi in cantina e Mattia Malanchi in vigna, aiutano Lia a realizzare vini di qualità, nel rispetto della natura.

100% biologica

E’ infatti dal 2013 che l’azienda Tolaini è al 100% biologica: il lavoro in vigna è fondamentale, per far arrivare nelle vasche solo gli acini migliori.

Le operazioni sono tutte manuali, anche grazie a un trattore cingolato, il Rossetto, inventato e brevettato da Tolaini in persona, capace di spostarsi in orizzontale, lasciando entrambe le mani libere per lavorare agilmente (si guida con le ginocchia!).

Anche la scelta del territorio è stata decisiva: siamo nella zona meridionale del Chianti Classico, a Castelnuovo Berardenga, con esposizione Sud/Sud Ovest. I vigneti, che occupano una cinquantina di ettari, si trovano tra 300 metri e 450 metri sul livello del mare. Questa ubicazione assicura al vino finezza ed eleganza.

Oggi l’azienda produce i seguenti vini:

Picconero: un blend 65% Merlot e 35% Cabernet Franc che viene prodotto solo nelle migliori annate. Un vino complesso ed elegante che in alcune annate ha ricevuto 94 punti su Wine Spectator e 92 punti sui Vini di Veronelli. Il prezzo al pubblico (in enoteca) si aggira sui 60/65 €. Qui la scheda tecnica del sito: http://m.tolaini.it/pdf/it/wine/picconero-2011-11.pdf

Valdisanti: una cuvée di Cabernet Sauvignon (75%), Sangiovese (20%) e Cabernet Franc (5%). Un vino che passa 16/17 mesi in barrique e ha una complessità speziata, con un lungo retrogusto. Il simbolo del calice con il serpente omaggia un dipinto rinascimentale presente in una chiesetta adiacente la loro tenuta. Il prezzo finale al pubblico è poco meno di 30 € (lo potete trovare a 27/28 €). Anche questo ha ottenuto ottimi punteggi su Wine Spectator, Wine Advocate e I Vini di Veronelli. Qui la scheda tecnica: http://www.tolaini.it/pdf/it/wine/valdisanti-4.pdf

Al Passo: è stato il primo vino prodotto in azienda. E’ un blend composto da 85% Sangiovese, 15% Merlot. Il nome si riferisce a un boschetto in cima a una collinetta all’interno delle tenute Tolaini, dove fra le altre cose si trova anche una tomba etrusca, che dopo le prime annate di assestamento è riuscito ad ottenere nel 2014 i 3 bicchieri rossi del Gambero Rosso. Il prezzo si aggira sui 16 € a bottiglia (in enoteca). Qui trovate la scheda tecnica: http://www.tolaini.it/pdf/en/wine/al-passo-2.pdf

Gran Selezione Chianti Classico Vigna Montebello Sette: il Vigneto numero 7 di Montebello ha il giusto mix di suolo (argilla + galestro), pendenza, esposizione per dare vita a un sangiovese impeccabile. Gli acini sono selezionati uno ad uno e solo quelli perfetti procedono per la fermentazione. Da qui nasce la Gran Selezione di Chianti Classico, che riposa in cantina per 30 mesi. Il prezzo al pubblico, in enoteca, è intorno ai 24 €. Qui trovate la scheda tecnica: http://www.tolaini.it/pdf/it/wine/chianti-classico-gran-selezione-docg-2013-393.pdf

Chianti Classico Vallenuova: un Sangiovese al 100% che affina per 10 mesi in botte grande e poi 4 mesi in bottiglia, prima di essere messo in commercio. La prima annata prodotta è abbastanza recente: 2015 (della quale ha parlato anche il blog di Pignataro). Il prezzo è intorno ai 13.50 €. Qui trovate la scheda tecnica: http://m.tolaini.it/pdf/it/wine/vallenuova-chianti-classico-docg-2016-399.pdf

E’ possibile visitare l’azienda: la cantina è aperta dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 17. Ovviamente è possibile fare degustazioni, ad esempio una degustazione da 5 vini, con un piccolo snack e il tour dell’azienda di circa 30 minuti. Per weekend o gruppi numerosi: hospitality@tolaini.it

Per quanto riguarda il pranzo a Villa Cora, lo chef ci ha deliziato con un menù sfizioso: mi è piaciuto moltissimo l’antipasto composto da uovo, cannellini, rafano e cavolo nero.

Poi ci ha proposto un ottimo risotto bio carnaroli al piccione con rape di fois gras, seguito da un coscio di agnello con cime di rapa e blu di bufala.

Per me Villa Cora ha assunto un significato speciale, dato che ci ho trascorso pochi mesi fa la mia prima notte di nozze. E’ stato strano tornare due mesi dopo a una degustazione di vino!

Tornando a parlare di vini, visto che ci avviciniamo al Vinitaly, riporto alcune curiosità e dati su cui riflettere:

  • In Italia ci sono oltre 310.000 aziende agricole nel comparto vinicolo, con 47.000 aziende vinificatrici. Insomma anche senza coinvolgere sommelier, ristoratori, enoteche e via dicendo, le persone che lavorano nel comparto vino sono tantine.
  • La produzione mondiale (stima 2017) è di 247 milioni di ettolitri, con una leggera flessione rispetto al 2016 per via del clima.
  • L’Italia è il primo produttore di vino a livello mondiale (circa 40 milioni di ettolitri), seguiti dalla Francia (poco più di 37 milioni di ettolitri) e poi dalla Spagna (+36 milioni di ettolitri). Per dare un po’ di paragoni: gli Stati Uniti producono 23 milioni di ettolitri, il Cile +9 milioni, l’Australia quasi 14 milioni, il Sudafrica +10 milioni.
  • Ma… il Paese che esporta di più è la Spagna e quella che ci fa più soldi è la Francia. Insomma tanto per cambiare i francesi sanno promuoversi meglio, al punto che in un mercato emergente come quello cinese, i vini francesi hanno già raggiunto una quota di mercato del 42% e noi siamo italiani siamo al 5%. E negli Stati Uniti ci hanno spodestato da leader.
    In ogni caso il nostro export è in crescita: il 2017 è stato un anno da record, con circa 6 miliardi di euro (che sono meno rispetto ai 9 miliardi della Francia).
    Parte del successo è grazie al boom del prosecco, che ha registrato un +421% nell’export!
    Le motivazioni? sicuramente le dimensioni. Tolti i colossi quali Antinori, Ruffino, Frescobaldi, o i brand famosi come Ricasoli, Folonari, Castello Banfi…abbiamo aziende vinicole minuscole, che fanno fatica a strutturarsi per esportare in mercati esteri.
    Ma vorrei aggiungere una nota personale, visto che riguarda il mio lavoro: la gran parte delle aziende del comparto vino, spesso anche quelle famose, ha siti web imbarazzanti, carenti di contenuti, non ottimizzati per i motori di ricerca, non responsive e poco aggiornati. Inoltre usano i social networks al 1% delle potenzialità. Insomma se prima dicevamo che il vino italiano non sapeva fare marketing, rispetto a una Francia che invece l’ha sempre saputo fare egregiamente, ora aggiungo che non sappiamo neppure fare web marketing. Suggerirei a tutte queste realtà di investire in formazione o di delegare esternamente la comunicazione (ma a professionisti, non a gente che si limiti a fare foto emozionali su Instagram!). Perché gli strumenti ci sono e sono accessibili. Ed è doveroso presidiarli anche per contrastare i 2000 venditori online di Chianti tarocco, con kit a base di polverine (sob), che ci fanno perdere milioni e milioni di euro (grazie a Paolo Pellegrini che ce lo rammenta).

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