15 gennaio 2013 • 4 commenti

Da CuCo, dove la tartare è a forma di cuore

Ristoranti

Cuco è aperto da quasi 3 anni ma non ci ero mai andata, nonostante per un po’ di tempo siano stati al primo posto su Tripadvisor. Ed è un vero peccato, perché mi è piaciuto davvero tanto, sia per la cucina che per l’ambiente.
Il fatto che non abbiano fornelli non impedisce loro di essere creativi e cucinare cose – in forno – di grande gusto.
E’ un locale piccolo, nella stradina (via del Melarancio) che da piazza dell’Unità va verso le Cappelle Medicee di San Lorenzo. Quindi pieno centro, ma con la tramvia ci vuole un attimo. Appena entrati nel ristorante, si trova una vetrata lunga e stretta dietro la quale c’è il regno di Stefano Bencini, che qualcuno forse ricorderà al Momoyama. Io l’ho scoperto alla fine, ma questo spiega molte delle “contaminazioni” asiatiche in certi piatti, e uno stile decisamente originale. Oltre a un certo garbo nella presentazione dei piatti.

I tavoli sono pochi (forse 20 coperti?) con un arredamento moderno sui toni del bianco, con alcune nicchie piene di bottiglie di vino. Lo stile è semplice ma ricercato, con dettagli simpatici. Persino il bagno è molto curato, con un dosa-sapone giapponese delizioso. Le sedie sono di due tipi, alcune a prima vista possono sembrare un po’ scomode (quelle che ho fotografato), ma non lo sono. In ogni caso il ragazzo in sala è estremamente gentile, e se puo’, vi porterà una sedia più tradizionale.

Parlando di cibo: da Cuco si va non per mangiare spaghetti, ribollita o la bistecca, ma per qualcosa di diverso. Piatti insoliti, ben curati, con accostamenti originali. E una particolare attenzione anche per chi è vegetariano. Io ho cominciato con un assaggio di zuppa alla zucca gialla e ginger (foto in alto). Deliziosa. A seguire una torta salata con mousse di stracchino e radicchio cotto nel vino, accompagnata da melanzane grigliate e pomodorini secchi.

Come piatto principale un piatto eccezionale: una tartare di razza Calvana.
La Calvana è un tipo di mucca che viene allevata allo stato brado, con mangimi naturali, regolamentata da disciplinare della Camera di Commercio, con tanto di registro anagrafico, e che proviene principalmente dalla comunità montana della Val di Bisenzio, dai Monti della Calvana, fra Prato e il Mugello.
La cosa che mi ha sorpreso è che era a forma di… cuore!! Altra sorpresa: gli abbinamenti. Nel piatto c’era avocado, daikon (la rapa giapponese bianca), e altre verdure. Veramente buona.

Infine un dolce: un tiramisù rivisitato, servito in due deliziose tazzine giapponesi. Non so se mi piacevano di più le tazze o il vassoietto. Me li sarei comprati! Quelli che si intravedono dietro sono brigidini. Decisamente un abbinamento insolito: dal Giappone a Lamporecchio!

Non hanno un sito, bensì un blog: http://www.cucofirenze.blogspot.it/
Il nome è l’acronimo di Cucina Contemporanea!
Trovate solo foto, ma quelle bastano a far venire l’appetito. E sono anche su Facebook.

 

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4 Commenti on "Da CuCo, dove la tartare è a forma di cuore"

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andrea burbi
Ospite

Alla fine ci sei andata… 🙂

Maria S
Ospite

Anche io ci vado… spessissimo… a pranzo. Lo trovo davvero sempre ottimo, di qualità e originale… mai uscita insoddisfatta. Ultima sorpresa le cene serali, dove il menu si rinnova… slurp!

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