18 febbraio 2017 • Nessun commento

Fulin, la Cina a Firenze

Ristoranti

L’avevo promesso più di un mese fa, e finalmente ecco la mia recensione di Fulin, ristorante cinese, che per primo ha voluto portare a Firenze un concetto di cucina cinese diversa, Luxury Experience è il claim, rispetto ai tanti ristoranti cinesi che si trovano in città. Basta involtini primavera, riso alla cantonese e nuvole di drago, a prezzi irrisori, e via libera a piatti meno conosciuti, e forse anche meno familiari al nostro palato, per farci avvicinare alla cucina cinese autentica.

Buffo che da quando avevo annunciato il post (dicembre 2016 ndr) a oggi, molti altri stanno seguendo questa direzione, non ultimo Fabio Picchi con il Cibleo (!). Come sempre a Firenze quando decolla una moda, tutti dietro.

Da dove nasce Fulin

Questo ristorante nasce da due imprenditori molto lontani come origine geografica, ma piuttosto vicini per quanto riguarda la visione dell’accoglienza e della ristorazione. Di fatto Fulin è il riuscito risultato di una mediazione culturale fra il fiorentino Gianni e Stefano, cinese di seconda generazione: il nonno gestisce a Prato un ristorante da 1000 coperti, dove appunto Stefano ha mosso i suoi primi passi.

Gianni Ugolini, un fotografo che un tempo girava il mondo facendo reportage, ha vissuto 3 anni in Cina – tra l’altro in anni in cui non doveva essere semplice per un occidentale – come corrispondente per l’Agenzia Olympia Fotocronache. Poi è stato fotografo di moda nella “Milano da bere”, oltre che di food. Ma la sua città del cuore, è rimasta la natìa Firenze.

Forse dal mondo patinato milanese ha riportato a Firenze una certa atmosfera glam per il suo ristorante, che si propone come luogo per una cena raffinata. Ugualmente la sua esperienza lavorativa di fotografo è tornata utile nello studio delle luci: il contrasto fra la luce calda a parete e la luce fredda dalla finestra, è voluto, per rendere l’esperienza culinaria il più piacevole possibile.

Insomma dimenticavi gli ambienti vistosi, con dragoni rossi, ventagli, lanterne e musica miagolante di sottofondo. Qui siamo in un ristorante che si dispiega su più piani, con stili diversi, ma dove fanno da elementi comuni il legno, la pietra serena e le candele di bambù.

Gianni ha ereditato dai nonni la passione per la cucina, oltre a questo fondo, per anni occupato da un negozio di articoli sportivi. Quando si è trovato a decidere cosa fare di uno spazio di ben 750 metri quadri, su una cosa aveva le idee chiare: ci teneva a realizzare qualcosa che “rivalutasse” il quartiere. Guardandosi intorno, al polo gastronomico di Piazza Ferrucci – fra il giapponese Koko, il ristorante La Dogana, il concept store Vaia, e la bella Bottega di Pasticceria sul Lungarno Ferrucci – si è detto: perchè non proporre un po’ di quella cucina cinese che ho avuto modo di conoscere personalmente?

Ovviamente le cose capitano sempre un po’ per caso: le sue idee si sono concretizzate, quando al suo annuncio di affitto ha risposto Stefano: all’apparenza un giovane cinese dal profilo basso, che lo ha conquistato invitandolo a provare le specialità del ristorante di famiglia a Prato.

Una cucina fusion (ma poco!)

In cucina si alternano ingredienti italiani, spesso biologici, a qualche spezia cinese, per una proposta di piatti che sono al 90% di tradizione cinese, con qualche contaminazione fusion nostrana.

Alcuni piatti sono stati rivisitati, anche nella presentazione, per avvicinarsi al nostro gusto o adattarsi alle normative ASL: per esempio la famosa anatra laccata alla pechinese è servita già tagliata, e non intera con pelle e ossa come avviene in Cina, dove il cerimoniale del taglio è qualcosa di solenne. In Italia non sarebbe consentita una presentazione come avviene in Cina!

Ciò detto, la gran parte dei piatti in carta sono sconosciuti. Se volete un consiglio: abbandonate la strada certa e i gusti familiari, per sperimentare ciò che sulla carta forse non vi convince. Lasciatevi guidare in nuovi percorsi culinari. E potreste scoprire prelibatezze.

E’ il caso dei granchietti fritti con fecola di patate e salsa di soia. Eccezionali.

Anche il riso è diverso da quello a cui siamo abituati – scordatevi i nostri risotti con mantecatura! – per averne un’idea provate a ordinare il riso nero con manzo e capesante, avvolto in foglia di fiore di loto: dentro c’è anche la castagna mati.

Un piatto non facile per chi non è abituato a questa commistione di sapori, come racconta Stefano in questo video.

Se cercate i ravioli ce n’è per tutti i gusti. I più famosi sono quelli con 5 colori, che trovate molto fotografati online, con verdure, pesce, granchio, capesante. I colori dell’impasto sono dati dagli spinaci (verde), carote (giallo), nero di seppia (nero) e patate viola (viola).

L’impasto è distante anni luce dai classici ravioli al vapore. I ripieni sono una sopresa.

Anche quelli monocolore possono rivelarsi diversi da ciò che conosciamo, come racconta la cameriera.

Interessanti anche i ravioli bambù, stile crepes, con ripieno di gamberi.

In menù trovate varie carni: dal manzo, all’agnello, al pollo, all’anatra.

I prezzi sono più alti dei cinesi ai quali siamo abituati, ma ne vale la pena. I secondi di carne partono dai 11-12 euro, quelli di pesce dai 13 euro. Gli antipasti sono sui 6-7 €.

Interessante ovviamente la selezione dei tè: dai classici tè verde e al gelsomino, si può scegliere un tè Oolong, un favoloso Lapsang Souchong, un Golden Yunnan… o salire verso un tè bianco Pai Mu Tan. Il tè viene servito con una teiera stilosa trasparente.

Il nome Fulin, vuol dire buon auspicio, ma se ho capito bene, è anche un tipo di fagiolino, che ho pure assaggiato nella versione saltato con foglie di ulivo marinato (eccezionale!).

Fulin
Via Giampaolo Orsini 113r Firenze

tel +39 055 684931

sito: http://www.fulin.it/

Aperto a pranzo e cena tutti i giorni.

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/Fulin-luxury-chinese-experience-151503561910166/

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