14 novembre 2017 • Nessun commento

Giurata al Festival Funk & Frattaglie

Vita da blogger

Ci sono molti modi per passare una domenica piovosa di novembre. Mai avrei pensato di fare la giurata a un concorso sul… lampredotto!

L’invito mi era arrivato da Leonardo Romanelli, chiamato a giudicare 10 chef nelle loro realizzazioni più tradizionali o innovative, all’interno del Festival Funk & Frattaglie.

Credits foto: Donatella Sisi on Instagram https://www.instagram.com/donatellasisi/

Insieme a me Raffaella Galamini, Indro Neri, autore di un simpatico libretto sulla trippa nonché del blog Troppatrippa, e Silvio Tanini produttore di vino e olio (era lo sponsor).

Il Festival Funk & Frattaglie

Il Festival, alla sua prima edizione, è nato per coniugare la musica funk, con dj set a rotazione, e le frattaglie in un contesto molto informale. Un evento a low budget, sostenuto dal Comune di Firenze, con ingresso gratuito per le persone (ovviamente cibo e vino si pagavano).

Quando sono arrivata, verso le 15, non mi aspettavo di trovare un delirio di gente a fare la coda per assaggiare lampredotto, trippa & C. E forse neppure gli organizzatori e i cuochi, che hanno terminato tutto!

C’era di base un pubblico giovane, oltre a qualche famigliola con bambini piccoli (in quel caos!), tutti stipati in una stanzetta della Palazzina Ex Fabbri alle Cascine, molto caotica, ma al tempo stesso allegra, grazie alla miriade di palloncini colorati sul soffitto.

Ai lati, i banconi con i fornelli degli chef, che hanno preso molto sul serio l’evento.

Evento voluto fortemente da Stefano Frassineti, che ho conosciuto durante un’altra occasione a Pontassieve, dove si trova il suo ristorante Toscani da sempre.

La gara

La gara era su due livelli: il “tradizionale” e l’innovativo, ovvero un piatto realizzato appositamente per noi, dove l’ingrediente doveva essere a tema, ma la proposta poteva spaziare nella creatività e osare.
Sul tradizionale c’era anche il voto del pubblico.

Non sono una fanatica di frattaglie, le mangio ogni tanto, e non tutte; ma queste rivisitazioni oltre ad avermi divertita, mi hanno fatto “ricredere” su alcuni piatti che, trovandomeli su un menù, avrei forse scartato a priori.

E gli chef si sono dimostrati tutti molto simpatici!

Veniamo ai partecipanti, con i piatti in gara.

Andrea Perini

Ha aperto le danze Andrea Perini, talentuoso chef del ristorante 588 Borgo Vicelli che avevo già incontrato. Nel video qui sotto trovate la sua proposta, decisamente innovativa… un gelato al lampredotto!

Servito dentro al panino, come da tradizione, ci ha sorpresi! E’ stato un inizio coraggioso.

Alessio Sedran

“Fegato Spappolato” di Alessio Sedran è un piatto che è piaciuto molto sia a me che alla giuria, tanto per la presentazione, che per gli accostamenti degli ingredienti. Nel video qui sotto sentite lo chef che racconta la preparazione.

L’ho trovato gustoso, accattivante, equilibrato e divertente. Alessio cita Celentano e Tarantino, ma io non ho potuto non pensare un po’ anche a Vasco Rossi!

Non conoscevo questo chef, ma dopo aver scoperto che il suo ristorante / enoteca Mal’Avvezzi è vicino a casa mia (Tavarnuzze) penso che andrò a trovarlo!

Ariel Hagen

Il giovane Ariel (ma che bel nome!) è giunto dalle Dolomiti, dal Ristorante stellato Michelin St. Hubertus in provincia di Bolzano, per preparare un risotto con le animelle. Nel video qui sotto racconta il piatto.

Io vi dico che è uno di quei risotti che mangeresti fino allo sfinimento, con o senza le animelle!

Matteo Giuliani

Conosco bene Matteo perché sono stata più volte al Touch (ne ho parlato qui e qui). So che ama stupire i suoi commensali e infatti stavolta si è cimentato con il fegato… della rana pescatrice!!! Ha proposto un tris di crostini con diverse preparazioni e ingredienti. Il nome era “Monk Funk Fish Liver”!!! (Monk Fish è la rana pescatrice).

Una proposta capace di distinguersi da tutte le altre e molto interessante. Molto chic l’impiattamento sul servito della nonna di Richard Ginori, perché “la domenica si mangiava nei piatti buoni“!

Ivan Ferrara

Il giovanissimo chef, che ha preso le redini dello storico ristorante Oliviero ci ha presentato un piatto molto intrigante: un fegatino che si scioglie in bocca. adagiato su pan brioche croccante e… il resto lo potete sentire dalle sue parole.

A me è piaciuto davvero tanto tanto. Bello anche l’impiattamento.

Enrico Romualdi

Simpatico il nome del piatto di Enrico Romualdi “Che lingua parli?” a base di lingua. Qui nel video sentite la spiegazione e il siparietto con Leonardo Romanelli.

Anche l’impiattamento ci è piaciuto.

Mario Peroni

Mario Peroni, chef di Villa Pitiana, ci ha preparato un piatto saporito, gustoso, da mangiare e rimangiare. Forse un pelino più tradizionale che innovativo, ma assolutamente degno di nota.

Fabio Bianconi

Chiamato dagli altri chef “il capitano”, forse per l’età? Fabio sa il fatto suo. Non a caso ha vinto nella sezione “tradizione” con unanimità fra giuria popolare e giuria dei “critici” e si è piazzato benissimo anche nel contest innovazione. I suoi plin ripieni di lampredotto, dal titolo “L’apparenza inganna” hanno riscosso successo fra tutti i giudici. Qui nel video li racconta con la sua simpatia.

Anche di questi sarei pronta a mangiarne una vagonata!

Matteo Tatulli

Arriva per ultimo nell’ordine delle degustazioni e ribalta la classifica; l’unico chef senza ristorante – mi dicono lavori in un locale notturno – ha lasciato i giudici a bocca aperta, forse nell’atto di volere il bis? Nel video qui sotto racconta il suo piatto “Rognone Rocher”.

Oltre alla realizzazione del piatto, senza sbafature né difetti, la motivazione che lo ha visto vincere la prima edizione di Funk & Frattaglie, sezione “innovazione”, si cela nel fatto che ha proposto un modo di presentare il rognone fuori dall’ordinario, e quindi forse capace di invogliare a mangiarlo, chi non lo farebbe mai.

In conclusione

Se l’obiettivo di questa gara non era solo un esercizio di stile, quanto quello di proporre le frattaglie in un modo diverso, più moderno, più adatto a palati giovani, quello di Matteo ne è stato il perfetto esempio.

A fine gara mi sono avvicinata e gli ho chiesto “cosa aspetti ad aprire un ristorante?” (suo anche l’ottimo lampredotto con i carciofi) e lui mi ha risposto che gli servono i soldi! quindi… se qualche investitore è in ascolto, si faccia avanti. Cuochi bravi sono sempre merce rara.

Un’ultima osservazione su questo evento

Mi aspettavo un ambiente rarefatto e semi deserto, con critici gastronomici e personaggi gourmet della Firenze un po’ snob, che raccontano dell’ennesima chiusura/apertura a Firenze, e invece mi sono ritrovata in una baraonda di suoni, odori, confusione… circondata dall’unica “giuria” che conta, quella popolare! Tanto era grigio e freddo fuori, tanto era colorato e caloroso l’interno, nonostante qualche piccolo problema disorganizzativo (ad esempio l’assenza di sedie!!!).

Bello vedere che ci fossero così tanti ragazzi giovani. Segno che ancora c’è spazio per il nostro street food tradizionale. Alla faccia del sushi!

Un ringraziamento speciale a Silvio Tanini di Podere Montale, sponsor dell’evento che ha omaggiato premiati e giurati con un ottimo vino e olio, ma che si è anche divertito ad accompagnarci condividendo con noi la degustazione.

L’azienda si trova a Seggiano in provincia di Grosseto, alle porte della Valdorcia, non lontano da Montalcino. Se ho capito bene c’è anche una parte di accoglienza turistica, lo trovate su Booking.

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