14 dicembre 2016 • Nessun commento

Harry’s Bar: anniversario e libro

Bere

Circa una settimana fa era il 63° anniversario dell’apertura dell’Harry’s Bar (aperto il 5 dicembre 1953). Per celebrare l’occasione è stato presentato alla stampa un libro, scritto da Alessandro Querci e Roberto Focardi, con prefazione di Zubin Mehta, con la storia del locale di Lungarno Vespucci, ma anche degli American Bar in generale. libro harry barNel volume ci sono una valanga di aneddoti, episodi di vita vissuta, curiosità su questo mondo, nonché su tanti personaggi e luoghi che hanno lasciato il segno. Quasi un saggio sul genere. Una lettura piacevole per molte ragioni. Non foss’altro perché parla di Firenze e di un’istituzione. Non sto esagerando: l’Harry’s Bar di Venezia è stato dichiarato Patrimonio nazionale dal Ministero dei Beni Culturali.

Inizialmente il libro mi ha incuriosita perché la percezione odierna è quella di un locale un po’ demodè, ma si intuisce, anche per una fuori da certi giri come me, che c’è stato un tempo in cui l’Harry’s Bar era protagonista della vita culturale fiorentina, capace di attirare personaggi importanti, intellettuali, artisti, celebrità, ma anche semplici habitué in cerca del loro tavolo.

interni-harry-s-barL’interno dell’Harry’s Bar con il suo stile inconfondibile: il tovagliato rosa, le sedie comode e sobrie, le applique in cristallo di Murano.

L’aperitivo

Un ambiente curato, accogliente, sobriamente elegante, dove poter entrare, ordinare un Vermouth e guardare chi passa, o sentire cosa dice la gente: ecco cosa voleva dire l’aperitivo all’Harry’s Bar quando nacque. Ancora oggi i frequentatori, che magari ordinano un Bellini, o un Negroni, si avvicinano al bancone con lo stesso atteggiamento.american-bar-firenzeSiamo distanti dal concetto di apericena che ha invaso i tavoli e i buffet di ogni locale fiorentino negli ultimi 10 anni (ndr non voglio rinnegare il mio passato da frequentatrice di aperitivi, ma oggi le cose sono un po’ cambiate e si sta tornando a una cultura del poco, ma di qualità, piuttosto che il concetto dell’All you can eat).

Lo stesso nome, tante realtà

Molti si domandano se dietro ai vari Harry’s Bar diffusi in tutto il mondo – da Londra a Istanbul, passando per Amsterdam e San Francisco – ci sia la stessa proprietà, se non siano una forma di franchising (!) o qualcosa tipo l’Hard Rock Cafè.

harrys-bar-firenzeIn realtà sono tutti distinti: quello di Firenze, terzo in ordine temporale, se contiamo anche quello di Parigi, può in qualche modo ritenersi”figlio” di quello di Venezia, aperto da Cipriani nel 1931. L’Harry’s Bar di Venezia fu il primo a lanciare non soltanto il “brand” ma anche la filosofia del luogo: molto più di un locale per bere, o mangiare, negli anni ha rappresentato un sinonimo di classe e raffinatezza, e al tempo stesso di calda accoglienza verso il cliente.

La storia dell’Harry’s Bar di Firenze

L’Harry’s Bar di Firenze è opera di 2 bartender, Raffaello Sabatini ed Enrico Mariotti, nati a inizio ‘900 nella provincia toscana, che si sono formati lavorando fra hotel e club sfarzosi, in Europa e poi anche in Italia, fra Firenze, Montecatini e la Versilia, negli hotel lussuosi nati per ospitare tutti quei facoltosi clienti internazionali, spesso nobili, spinti sulle nostre terre dalla moda del Grand Tour e desiderosi di svernare alle nostre miti temperature.

anniversario-harrys-barCome accennato sopra, c’è un legame con l’Harry’s Bar di Venezia: non solo per la personale conoscenza con Cipriani, che dette l’idea del nome e molti consigli ai due giovani, nonché prestò un suo barman per aiutare il lancio della nuova attività, ma l’impronta si ebbe anche nella scelta dei cocktail e di alcuni piatti del menù.

La cucina

Infatti qui si viene anche per mangiare, non solo per bere. Ci sono piatti che sono diventati dei must come i tortellini al ragù, fatti con 12 uova per ogni chilo di farina e il ragù stesso è fatto con carne selezionata di manzo più maiale, cotto a fuoco lento per 8-9 ore.

tortelliniO come gli scampi al curry, la cui polvere è composta da una miscela di vari tipi, accompagnati da riso pilaf, nonché la tartare che si vanta di essere una delle più buone di tutta Firenze, preparata al tavolo come si dovrebbe fare, miscelando i vari ingredienti, secondo il gusto del commensale.

migliore-tartare-firenzeOvviamente questo in foto era un assaggio per l’anniversario, la presentazione è molto diversa di solito

Pare che uno dei due fondatori, avendo lavorato allo Sherazade di Parigi, avesse sentito parlare della tartare portata dai nobili russi, e ne fosse rimasto talmente influenzato da volerla riproporre anche al pubblico fiorentino.

Altri piatti dall’aspetto semplice, rappresentano una sintesi di ciò che la cucina dell’Harry’s Bar vuole essere: qualità della materia prima, pulizia di sapori.

spaghetti-pomodoro-harrysbar

Martini di nome e di fatto

E poi c’è il bar. Oggi dietro il bancone del bar c’è Thomas Martini – un nome che è tutto un programma – che ha ereditato dal padre il talento come barman. Oltre a proporre i classici della tradizione, su tutti il Bellini, il Negroni, il Martini, il Manhattan… si diverte a inventare proposte nuove.

baristi-harry-s-barCome ad esempio il cocktail ideato per l’anniversario a base di cointreau e champagne, con cubetti di zucchero imbevuti di assenzio. Molto scenografico!

harrys-barAl di là che possa piacere o no, l’Harry’s Bar è sicuramente un pezzo di Firenze; un locale che dovrebbe essere tutelato dall’amministrazione pubblica come molti esercizi storici del centro di Firenze. Un luogo che ha un’anima e vive di persone innamorate dello stile, del gusto e della socialità.

Io, grazie al libro, ho scoperto una realtà che avevo solo vagamente immaginato. E mi è venuta voglia di andare a ordinare un Bellini e fare due chiacchere con Mister Martini…

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