20 settembre 2017 • Nessun commento

Il nuovo chef al Santa Elisabetta

Ristoranti

Ero stata a cena in questo incredibile ristorante – una torre medievale nel cuore di Firenze – poco più di un annetto fa, sotto le feste di Natale.

Dalla loro newsletter apprendo poco prima dell’estate che qualcosa è cambiato, ovvero una new entry in cucina: è arrivato lo chef stellato Rocco De Santis, reduce da esperienze importanti, a cominciare da quella con Gennaro Esposito, per terminare con il ristorante Vistamare, all’interno dell’Hotel Fogliano a Capoportiere, in provincia di Latina (all’interno del Parco Nazionale del Circeo) che proprio grazie a Rocco si è aggiudicato la sua prima Stella Michelin.

Così, appena mi si presenta l’occasione decido di andare a provarlo, in piacevole compagnia. No stavolta nessun cavaliere galante, ma la mia spumeggiante cognata, che mi ha permesso di godermi a pieno la serata gourmet, con leggerezza e divertimento (la devo ringraziare anche per il supporto video/audio alla serata!).

Alla presenza di pochi altri clienti, e con il rumore della pioggia in sottofondo, ci siamo concesse una cena molto divertente, alla scoperta di sapori e accostamenti ricercati, unitamente a piatti davvero insoliti, nel senso letterale del termine.

Abbiamo deciso di affidarci alle mani dello chef, con un menù degustazione (ne hanno di diversi tipi, con più portate e prezzi) cominciando con alcuni “assaggini” fuori menù.

Questo nella foto sotto, dall’aspetto cubista, era favoloso! Sembravano quasi due farfalle appoggiate.

E altrettanto buono quanto bello il terzo amuse bouche che, da donna, mi ha fatto chiedere che tipo di lavastoviglie dovessero avere in cucina!!! Finiti gli assaggini fuori menù, è cominciata la cena vera e propria, nel nostro caso un menù degustazione con 5 portate. Abbiamo cominciato con la seppia “arrabbiata” brace/non brace.

L’attenzione all’impiattamento è davvero notevole.

Come secondo antipasto ci  è stato servito un gambero di Mazara del Vallo, marinato con olio, limone, sale, ma senza pepe, con verdure in panzanella, tagliate piccolissime e servite come fosse una mini tartare, e di lato una mousse di mandorla col frutto del cappero fritto e una chips di amaranto; piatto poi innaffiato da un brodo di oliva verde.

A seguire i “bottoni” farciti con ricotta e limone, una crema di zucchine in scapece, e polpo arrostito croccante. Generalmente completano il piatto alcune cozze, qui sono state sostituite con vongole per colpa della mia intolleranza alle cozze.

Il piatto che mi ha entusiasmato di più, sarà perché normalmente è un pesce che è difficile mangiare buono (sa troppo di terra), ovvero la triglia spinata e poi ricomposta, servita in crosta di pane e zafferano, con una pennellata di pesto di uvetta e pinoli, e gocce di aglio bianco, quasi impercettibile, nonché di una crema di cipolla rossa.

Ho scoperto poi che è un “cavallo di battaglia” dello chef, che lo ha perfezionato negli anni e lo proporrebbe, dipendesse da lui, come finger food, da mangiare con le mani! Se andate a cena prendetelo, è davvero sfizioso.

Come vino in accompagnamento al piatto un dolcetto d’Alba, annata 2014, abbastanza fortunata in Piemonte: un vino rosso morbido, con un tannino presente, ma non troppo aggressivo.

Per dolce un coreografico cannolo di ricotta di bufala, con alla base una crema di frutto della passione e pera, mousse all’olio, e sopra… aria di vino rosso!

Il dessert era accompagnato da un vino bianco IGT Toscana della Fattoria Lavacchio: Oro del Cedro, prodotto con uve Traminer vendemmiate tardivamente, tra metà ottobre e i primi di novembre, quando l’uva non è ancora appassita, ma solo leggermente disidratata dalla Botrytis. Ovviamente dolce e “mieloso”. Non lo conoscevo e mi è molto piaciuto.

Non potevano mancare i piccoli biscottini e cioccolatini a chiudere la cena.

Dopo la cena si è presentato lo chef Rocco de Santis, molto cordiale e disponibile, che ci ha raccontato alcuni aneddoti delle sue molteplici esperienze, con il suo bel accento campano (potete leggere l’intervista sul blog dell’hotel Brunelleschi). Una persona alla mano nonostante il livello elevato della sua cucina, segno che non tutti i super chef sono inavvicinabili.

Un grazie doveroso anche al 1° maitre Domenico Napolitano che si è preso cura di noi.

Con settembre sono stati lanciati i nuovi menù: la formula rimane la stessa, la serata principale è quella del sabato con l’anteprima del venerdì, con lo stesso menu che si ripete per due settimane di seguito, in modo da dare più possibilità di scelta.

Per quanto riguarda i prezzi, ci sono menù degustazione a 5, 7 e persino 9 portate.

Quello da 5 portate parte da 69 €. Qui trovate tutti i dettagli —>

Al di là dei menù, come ho scritto mesi fam credo che il Santa Elisabetta sia uno dei ristoranti più romantici di Firenze, con i pochi tavoli, le luci soft, le pareti in pietra, la musica ben selezionata. Un posto intimo dove rifugiarsi durante l’inverno. Peccato la posizione a ridosso del Duomo lo renda fruibile ai fiorentini solo in taxi (e pure scomodo perché a causa di logiche folli di viabilità per fare pochi metri, i poveri taxisti devono fare giri assurdi, col risultato che a pagare sia il cliente a bordo!).

Per info e prenotazioni:

https://www.hotelbrunelleschi.it/

tel. 055.27370 – email: info@hotelbrunelleschi.it

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