4 dicembre 2017 • Nessun commento

La mostra Cinquecento a Palazzo Strozzi

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Un paio di domeniche fa sono stata alla mostra sul Cinquecento a Palazzo Strozzi, con una visita guidata organizzata da AbstrArt.

Questa mostra chiude idealmente un percorso iniziato nel 2010 con la mostra su Bronzino, e proseguito nel 2014 con quella su Pontormo e Rosso Fiorentino, e vuole portare all’attenzione di un pubblico più vasto una serie di artisti di assoluto talento del ‘500, ma che spesso sono meno noti.
Del resto immagino non deve essere stato facile per tutti i contemporanei di Michelangelo, che si sono trovati a lavorare nei suoi stessi anni o subito dopo: con un termine di paragone simile, chiunque era destinato a soccombere nell’oblio!

Non me ne abbiano male gli storici dell’arte, forse qualche estimatore di Santi di Tito o di Alessandro Allori mi potrebbe dire che questi artisti non hanno niente da invidiare a Michelangelo, ma è innegabile che la fama che il Buonarroti si porta dietro ancora oggi, è di gran lunga superiore a tutti gli altri.

Al punto tale che la mostra lo ha incluso nel titolo, e nella prima sala ne mostra un busto, insieme a un dipinto di Andrea del Sarto, quasi ad accogliere gli scettici, per accompagnarli in un percorso cronologico e di conoscenza della pittura del secondo cinquecento.

Per questo motivo consiglio caldamente di visitare la mostra con una visita organizzata, insomma una guida, che ne spieghi la logica, i punti di forza, le opere più rappresentative e l’evoluzione. Perchè girare da soli, potrebbe essere faticoso, a meno che non si abbia un background culturale di un certo rilievo. Ammetto che molti nomi, come Girolamo Macchietti o Mirabello Cavalori, erano ignoti persino a me, nonostante molti di questi artisti abbiano decorato le chiese fiorentine.

Un altro motivo per cui vale la pena visitare la mostra, è che con questa occasione sono state recuperate e restaurate molte opere. Alcune delle quali nemmeno mai mostrate prima d’ora.

La mostra non è molto grande: da soli potreste vederla in un’oretta. Con un tour magari ci possono volere un paio d’ore. Ma ne vale la pena.

Personalmente ho trovato molto di impatto la seconda sala con Pontormo, Rosso Fiorentino e Bronzino, per la prima volta affiancati nelle loro variazioni sul tema della deposizione di Cristo.

Proprio l’opera di Pontormo, Deposizione, ha prestato il volto, è il caso di dirlo, alla locandina ufficiale della mostra. Quando ho visto quel volto triste campeggiare sui poster disseminati per la città, ho pensato fra me e me “ma non c’era niente di meglio?“, salvo poi ricredermi, una volta ammirato il quadro nel suo insieme. Un tripudio di colori ed emozioni raccontate magistralmente con i pennelli.

Ugualmente belle e maestose, non foss’altro che per le dimensioni, le opere successive al 1550, recuperate dagli altari delle chiese fiorentine.

La Crocifissione di Vasari che proviene dalla Chiesa di Santa Maria del Carmine, l’Immacolata Concezione di Bronzino, la Resurrezione di Santi di Tito da Santa Croce…

La bellissima opera di Allori in Santo Spirito: Cristo e l’adultera. Notare il dettaglio della veste di lei!

Molte di queste pale d’altare furono commissionate per avere collocazione nelle chiese per un fin ben preciso: dovevano “educare” il popolo ignorante, che non sapeva leggere, in un momento storico in cui, dopo Lutero e durante/dopo il Concilio di Trento, si discuteva molto su come riavvicinare le masse alla corretta fede.

In piena Controrifoma ecco gli altari delle chiese fiorentine rappresentano le icone classiche della fede cattolica: la crocifissione, la Vergine, la resurrezione…

Accanto al sacro, c’è però anche il profano. E qui l’arte si può sbizzarrire di più: negli studioli privati, come quello di Francesco I, che diventano luoghi di segreti, nonché di alchimia.

Fra statue di nani di corte, lunette metaforiche e ritratti di nobildonne fiorentine, il cui nome è svanito nei secoli, abbiamo un’idea di come dovevano essere i palazzi nella nobiltà fiorentina del Cinquecento.

Sono esposte anche alcune statue: come la bella Fata Morgana di Giambologna, destinata a una villa nella zona di Firenze Sud (oggi collezione privata). Bellissima. Doveva essere la decorazione di una grotta dalla quale sgorgava una sorgente, si dice magica: chi la beveva ringiovaniva!

Divertente il fatto che oggi su quel luogo ci sia una casa di riposo! Magari funzionasse come nel film Cocoon!!!

Via via che si procede per le sale, ecco qualche accenno del Seicento, che infatte trova le prime avvisaglie nella bellissima Visione di san Tommaso d’Aquino della Chiesa di San Marco a Firenze di Santi di Tito (1593).

La strada è aperta per tutto ciò che porterà il Seicento, e la rivoluzione che si farà avanti con Caravaggio.

Una mostra piacevole, resa ancor più gradevole grazie alla passione con la quale parlava Maura, la giovane guida, minuta nel fisico, ma possente nel raccontare storie e aneddoti degli artisti. Storica dell’arte e amante del suo lavoro. Si vede. Non è facile tenere l’attenzione di 25 persone per oltre 2 ore.

AbstrART è un’associazione di un gruppo di ragazze appassionate di arte e storia, che hanno deciso di farne un lavoro. Guardando sul sito Abstrart ho scoperto che fanno un sacco di visite guidate, dentro e fuori dai musei. E organizzano anche attività e tour per bambini. Interessante.

Trovate qui il loro sito: http://www.abstrartfirenze.org

E qui la pagina Facebook: https://www.facebook.com/abstrartfirenze/

Io ho comprato due coupon da regalare a Natale!

Tornando alla mostra

Il Cinquecento a Firenze “maniera moderna” e controriforma. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna

 La mostra dura fino al 21 gennaio 2018.
E’ aperta tutti i giorni inclusi i festivi 10.00-20.00
Giovedì: 10.00-23.00
Una curiosità: quando l’ho visitata io, c’era Bruno Vespa! Lo intravedete dietro il mio biglietto di ingresso.
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