10 dicembre 2012 • Nessun commento

NiMI, il Festival Giapponese

Firenze e il Giappone

Oltre ai 10 lettori improvvisati fotografi, ai quali ho regalato l’ingresso, anche io ovviamente sono andata al NiMI Festival, che quest’anno si svolgeva alla Stazione Leopolda. Organizzato da Lailac, insieme ad altre realtà, è un piccolo festival dedicato alla cultura giapponese, in tutti i sensi: cibo, sport, musica..

Io ci sono andata di sabato, nel primo pomeriggio, durante una di quelle giornate fredde e pungenti che ti costringono a coprirti con sciarpa, cappello e guanti. Per questo ho guardato con molta ansia le ragazze (s)vestite da Gothic Lolita o da Cosplay. Poverine, con le minigonne e i vestitini corti! E dentro la Leopolda era davvero freddino.

All’inizio non c’era molta gente ma dopo un po’ si è riempito.
Appena entrati, dopo una bella parata di kimono e altri oggetti nipponici, c’era l’angolo del te’. Un signore mostrava tutta la lenta cerimonia che accompagna quello che per i giapponesi è un vero e proprio rito.

Nel corridoio centrale alcuni stand con oggetti giapponesi di vario tipo: dalle stoffe, alle teiere, ai ventagli, al te verde, a tanto altro. La gran parte degli oggetti era originale, ed era buffo assistere ai dialoghi di alcune signore fiorentine di mezza età, che acquistavano come esotico foulard un obi (una bella striscia di stoffa usata per chiudere il kimono) o un furoshiki (un quadrato di stoffa, simile a un tovagliolo, usato per chiudere i pacchi o portare oggetti).

Io mi sono comprata un po’ di te verde, tanto per cambiare, ma avrei fatto man bassa di molto altro. Purtroppo la mia casetta minuscola mi impedisce gli acquisti compulsivi e molte tazze e piattini li presi già durante il mio viaggio in Giappone. Nè del resto ho più l’età per comprare un mega pupazzo stile Hello Kitty.

Sull’ala destra dell’edificio la zona dedicata alle arti marziali: Kendo, Judo, Karate, Ninjutsu, Aikido. Una folla di appassionati, ma anche di curiosi, ha seguito con attenzione tutte le dimostrazioni e i volteggi dei vari maestri e allievi. Sembrava di essere in un film a vedere tutti quei voli e acrobazie. Bello davvero.

Più o meno al centro della Leopolda la zona cibo, presa d’assalto come sempre (ricordo anche a Luccacomics c’era una fila infinita). Nonostante questo non ho potuto non assaggiare gli onigiri, il sushi, la zuppa di miso, e ordinare un piccolo bento (il vassoietto con le mono porzioni di cibo). E per finire il mio dolcetto con gli azuki (dolci fagioli rossi).

In una saletta un ragazzo faceva lezione di lingua giapponese, mentre in un’altra zona le ragazze potevano vestirsi con il kimono e farsi fotografare. Sul palco musica, esibizioni varie e cosplay contest.
Altre cose degne di nota: la mostra di Gundam in plastica, dai primi modellini fino ad oggi, e le poetiche fotografie in bianco e nero di Massimo Berretta.

Un po’ meno degno di nota (scherzo!) il karaoke: se già essere intonati è un dono, che non mi appartiene, figurarsi poi cantare in giapponese! Ma nonostante l’età non rinnego il mio passato da “otaku” e quindi ammetto di essermi emozionata quando ho sentito la canzone originale di Evangelion e di Sant Seiya (Cavalieri dello Zodiaco).

Complessivamente trovo che chi organizza questo tipo di eventi faccia davvero un grande sforzo. Se togliamo chi segue le mode del momento (per esempio la cucina giapponese) e chi è cresciuto a pane & manga come me, la gran parte dei visitatori è molto a digiuno riguardo alla cultura giapponese. Me ne accorgo dai commenti che sento a giro o leggo sui Social. Non ho idea se gli organizzatori lo facciano a fin di bene (forse per sensibilizzare su Fukushima?) o magari perché vogliono che un pezzettino della loro cultura arrivi anche a Firenze; perché credo che i ricavi siano sufficienti a stento a coprire le spese. E non so neppure quanto riscontro possa trovare nel pubblico.
E’ un genere di manifestazione più intima, più attenta ai dettagli, più focalizzata su piccole cose di qualità, rispetto ai clamori ed effetti speciali di una Luccacomics, oramai giunta a 180.000 presenze.

Mi domando anche quanta gente sia disposta ad approfondire veramente le tematiche di un Paese così diverso dal nostro. Se appartenete alla schiera di persone che vogliono andare oltre ai fumetti, i cosplay, il sushi ed Hello Kitty, cominciate a leggervi i libri di Fosco Maraini, un fiorentino che di Giappone se ne intendeva. Oppure – più recente – di Antonietta Pastore “Il Giappone delle donne“.

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