18 maggio 2015 • Nessun commento

Senodiadi

Io

Oggi pubblico un post decisamente diverso dagli altri, ma che per me è molto importante. Lo ha scritto una lettrice del blog, Grazia Collini, che è medico radiologo-senologa in un ospedale fiorentino. Forse molti uomini troveranno questo testo inutile e un po’ noioso, ma se avete accanto una donna dell’età giusta, fateglielo leggere, vi ringrazierà. Credo che uno dei “compiti” di Internet sia anche fare informazione. E questo è un argomento che mi sta molto a cuore.

donna

Appunti di una senologa qualunque

Dopo questi ultimi giorni di incontri con giovani donne che si presentano con la richiesta di ecografia mammaria, dopo questa immersione intensiva ed intensa nelle loro preoccupazioni, nelle loro domande, nei loro dubbi, posso dire di avercela a morte con alcuni miei colleghi medici, con certa stampa, con chi diffonde notizie e informazioni approssimative e fuorvianti.

Alle mie domande del perchè, prima dei 40 anni, venissero a fare questo esame, le risposte sono state le più varie, il più delle volte “risposte sbagliate”. E in generale mi rendo conto che una seduta di senologia spesso si trasforma in una seduta di appoggio psicologico, di rassicurazione, di informazione soprattutto, perchè le donne hanno sete di sapere e di sapere le cose giuste.

E tutto quello che succede con l’ecografia mammaria succede anche con la mammografia, i due pilastri su cui si fonda la diagnostica del tumore al seno.

“…ho il seno fibroso”

Perchè fa questo esame signorina?

Perchè la ginecologa mi ha visitato e ha detto che ho il seno fibroso e quindi è meglio fare l’ecografia di controllo”.

Fibroso, un aggettivo insensato, in una donna giovane probabilmente la sensazione nel toccare una mammella sarà quella di un oggetto di consistenza sostenuta, fatta, come deve essere, di lobuli di grasso separati da tralci di tessuto fibroso, imbibiti più o meno di acqua a seconda dell’epoca del ciclo, non sarà mai la consistenza liscia, sfuggente, liquida, di un palloncino pieno di marmellata, ma sembra che nella maggior parte dei casi sia quello che ci si aspetta da un seno normale. Non è così! Un seno normale è quello che viene definito spesso, ahimè, un seno fibroso, o addirittura un seno con la “mastopatia fibrocistica”, situazione tirata in ballo da tutti, medici, pazienti, donne, uomini, tirata in ballo senza motivo, inventando una diagnosi clinica che non esiste. La mastopatia fibrocistica ce la deve raccontare un anatomo patologo, trovando cisti, fibrosi e microcalcificazioni su un preparato. Il seno “fibroso” non è un buon motivo per chiedere una ecografia.

“vuol morire a fare tutte queste mammografie?”

Perchè il medico mi ha detto: “La mammografia una volta l’anno dai 40 anni? Non vorrai mica morire? Fai piuttosto una ecografia mammaria!”

E questa dell’alternanza mammo-eco o della sostituzione della mammografia con ecografia è un’altra di quelle situazioni così frequenti che verrebbe da chiedersi… Avete letto mai le raccomandazioni delle società scientifiche oppure, avete letto mai Grazia, Amica, Marie Claire e se vivaddio le donne le hanno lette quelle riviste e magari sono informate, non depistatele per lo meno! Quella donna vi chiede dai 40 anni una mammografia l’anno? E’ giusto, è quello che deve fare se intende cominciare i controlli per la diagnosi precoce del tumore. “I controlli per la diagnosi precoce del tumore al seno”, questo è!

Non sono controlli preventivi, non prevengono l’insorgenza del tumore, sono controlli per diagnosticarlo prima che diventi palpabile.

E perchè la mammografia e non l’ecografia?

Perchè la mammografia vede cose diverse, non migliori, non di più, non di meno, diverse! E allora dai 40 anni è buona cosa – sempre se una donna desidera iniziare i controlli – fare la mammografia. Chi la referterà deciderà se la diagnostica finisce lì oppure se va integrata “integrata”, da visita ed ecografia, perchè l’ecografia dopo i 40 anni viene considerato un esame di integrazione, di approfondimento, di completamento alla mammografia.

Poi dopo i 50 anni, nelle regioni dove è attivo un programma di screening, per fortuna in Toscana questo lo è, le donne verranno invitate a fare la mammografia ogni due anni, potranno decidere se andare o meno, ma non dovranno comunque fare una ecografia alternativa! E se in ambito di screening, dopo la mammografia, non si è ritenuto opportuno fare una ecografia di approfondimento, non deve essere richiesta, prescritta, prenotata, fatta.
Non serve, non si fa.

E le donne giovani?

Avevo un dolore al seno, l’ho detto al mio dottore e mi ha prescritto la mammografia” – quella che mi dice questo è una ragazza di 28 anni. Lo giuro, ha 28 anni e in questo caso il medico ha deciso che l’ecografia non andava bene, si parte subito con il carico da novanta, una bella mammografia e siamo a posto! Non si fa. In una donna giovane la mammografia oltre ad essere dannosa perchè il tessuto mammario è più sensibile all’azione delle radiazioni, è poco interpretabile per la densità del seno, per le sue caratteristiche legate alla giovane età.

Si fa la mammografia anche alle donne giovani in certi casi, si fa quando ci sia il sospetto fondato di una patologia tumorale che, anche se raramente, può colpire in questa età. Allora si fa, si fa tutto, la visita, l’ecografia, la mammografia, la risonanza magnetica, tutto quello che può portare a una diagnosi più completa possibile. Ma in genere non serve. Non si fa.

E la familiarità?

Perchè ho la familiarità per il tumore al seno”. “Cioè?”- chiedo

Allora, prima di far calare una spada di Damocle come quella della familiarità, della predestinazione ad ammalarsi, su una donna, stringiamo il fuoco sulle diverse situazioni. Una nonna ammalata non è familiarità, ma se in effetti in una famiglia vi è una storia frequente di carcinoma mammario e ovarico, mamma, zie, nonna…allora non basta mandare una ragazza a fare l’ecografia o una donna a fare la mammografia, ci vuole un programma, una strategia e questa strategia prevede un consulto genetico. Questo si fa. Questo deve essere consigliato e richiesto. Un consulto genetico che, sulla base della ricostruzione di un albero genealogico, dei tumori comparsi nella famiglia, in quale età, in che modalità, arriverà a definire una classe di rischio per quella donna e richiederà per lei controlli specifici, diversi da quelli delle altre donne come tipo di esame e come cadenza di controllo. E questo a Firenze è possibile. A queste donne, con familiarità o a quelle con tumore ereditario, vengono richiesti esami più ravvicinati, viene richiesta la Risonanza Magnetica, vengono cioè seguite in maniera diversa e particolare rispetto alle altre. Basta saperlo, basta farlo. Si deve fare.

donna nuda

Giornalisticamente appetibile?

Le donne si lamentano delle liste di attesa lunghissime, della difficoltà di prenotare una mammografia. Articoli di giornale raccontano odissee inimmaginabili per conquistare il tanto agognato appuntamento, raccontano episodi drammatici, casi di tumore non diagnosticato per colpa delle attese troppo lunghe. Chi fa senologia, chi fa diagnostica in generale, conosce da mille anni, o meglio forse da 30 anni, il problema della inappropriatezza degli esami, quanto sia difficile garantire a chi ne ha davvero bisogno le prestazioni che vengono fagocitate, assorbite, annullate dalla pletora di esami inutili. In ambito senologico, tutte le ecografie non correttamente richieste per esempio.

ratto delle sabine firenzeAi giornali sfugge che dal lato opposto di queste vicissitudini kafkiane che raccontano, ci sono tutte quelle situazioni di urgenza, vera, accertata dal medico di medicina generale, che fanno sì che una donna con un sospetto vero di tumore mammario venga visitata, mammografata, ecografata, biopsiata, entro due giorni da quando il suo medico ce la segnala. E questo in ogni struttura seria, pubblica, che si occupa di senologia. L’appuntamento per le urgenze è sempre garantito e alla fine di questi controlli la donna se ne va, qualche volta rassicurata, qualche volta con una diagnosi che prelude a un intervento chirurgico, ma se ne va sollevata, perchè non ha dovuto aspettare, in un modo o nell’altro le è stata data una risposta togliendola dalla situazione devastante del non sapere. E non chiama il giornale più vicino per raccontare, sapete, avevo un nodulo, mi hanno visitato subito, mi hanno fatto tutto quello che dovevo fare in due giorni, questo no, non succede – e non deve succedere – ti stringe la mano, ti ringrazia qualche volta e si occupa di sé. Ed è così che si fa e che si deve fare.

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