20 ottobre 2017 • Nessun commento

Una domenica al Castello di Ama

Bere

Conoscevo il Castello di Ama di fama – non si contano i riconoscimenti ottenuti dai suoi vini – ma non mi era mai capitato di visitarlo fino a poco tempo fa. L’occasione mi è stata fornita dall’inaugurazione di una nuova installazione d’arte contemporanea presso la tenuta a Gaiole, nel cuore del Chianti Classico.

La collezione di Arte Contemporanea

Dal 1999 il Castello di Ama è protagonista di una collezione unica nel suo genere, site-specific, dal momento che gli artisti studiano e realizzano le proprie opere appositamente per questo luogo.

Una quindicina di installazioni, con nomi quali Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren, Giulio Paolini, Kendel Geers, Anish Kapoor, Chen Zhen, Carlos Garaicoa, Louise Bourgeois, Cristina Iglesias, Nedko Solakov, Ilya and Emilia Kabakov, Pascal-Martine Tayou, Hiroshi Sugimoto, Lee Ufan e l’ultima arrivata ovvero Roni Horn.

Lorenza Sebasti e Marco Pallanti, coppia sul lavoro e nella vita, hanno aperto le porte della loro tenuta e del borgo trecentesco a grandi artisti contemporanei, invitandoli a lasciare una traccia del loro operato, per le generazioni future.

Inseriti nella parte antica del borgo, che possa essere dentro a una chiesa, nelle cantine storiche o semplicemente su un pavimento di passaggio, sono tutte opere singolari, e di una bellezza travolgente.

So che il dibattito sull’arte contemporanea è ampio, e per comprendere il senso di molte opere sarebbe necessario un background culturale di un certo tipo, oltre a conoscere l’intento dell’artista, ma nel mio piccolo posso dire che molte delle cose che ho visto mi sono piaciute. Anche grazie all’inserimento dell’opera in un contesto già denso di fascino.

Suggestivo “Confession of Zero” di Hiroshi Sugimoto nell’abside di un’antica cappella del Settecento: due coni contrapposti, sospesi, a ricreare il punto zero.

Bellissimo “L’albero di Ama” di Pistoletto con lo specchio interno al tronco dell’albero, ai piedi della scalinata che conduce alle cantine.

Simpatico, “Le chemin du bonheur” di Pascale Marthine Tayou. Molto apprezzato da mio figlio di 2 anni che ci ha giocato tutto il pomeriggio.

Forse ne sarebbe contento l’artista: leggendo l’opuscolo descrittivo si scopre che “L’arte di PMT si ispira al gioco, a tutti i giochi. Giochi sapienti, giochi popolari, giochi dello spirito…“. Per chi vuole una spiegazione più tradizionale “Della sua capacità di stupirsi. PMT vuole seminare qualcosa: macchie di colore, come quelle di un caleidoscopio sfavillante posato sotto i nostri piedi. Macchie di colore che schizzano il sentiero e permeano la terra. Colori e luci: è sempre il momento giusto per incantare il mondo.”

Super fotografata la grande parete specchiata “Sulle vigne punti di vista” di Daniel Buren. 25 pareti di specchi e finestre che incorniciano il paesaggio toscano, la più bella vista che si possa avere.

L’installazione di Roni Horn al Castello di Ama

L’ultima opera, installata appunto ad ottobre 2017, è di Roni Horn, e ricorda altre opere di questa eclettica artista newyorchese (ad esempio quelle in mostra a Punta della Dogana nel 2013).

Nel titolo dell’opera un riferimento a un libro dello scrittore e giornalista polacco Kapuściński, con una lunga frase che parla della città siberiana di Yakutsk. L’artista è solita associare le sue opere a frasi che la colpiscono. Ve la riporto per esteso:

“Untitled. (One can recognize a great cold [in Yakotsk], she explains to me, by the bright, shining mist that hangs in the air. When a person walks, a corridor forms in this mist. The corridor has the shape of that person’s silhouette. The person passes, but the corridor remains, immobile in the mist)”.

L’opera qui presente, studiata appositamente per l’ambiente dove è stata posizionata, una stanza un po’ nascosta di Villa Ricucci, è una sorta di vasca che sembra ricolma d’acqua, ma in realtà è di vetro. La scelta del vetro, è fortemente collegata all’acqua: “il vetro è un liquido sovraraffreddato che alla temperatura ambiente risulta come un solido“. Se devo usare un termine più corretto la parte superiore dell’elemento in vetro è un “oculus” ovvero una superficie concava che permette di vedere l’interno.

L’opera è illuminata da luce naturale, proveniente da una finestra orientata a nord-est, e quindi destinata a cambiare con il trascorrere delle ore e delle stagioni. Una luce che all’artista piace definire “Luce tipica del Chianti“. La grande attenzione alla luce, nella scelta della collocazione dell’opera, è raccontata nell’intervista del curatore Philip Larratt-Smith, disponibile in un libretto cartaceo: “Le sculture esprimono la loro complessità in relazione ad altre cose, per esempio alla luce e al buio. Questo lavoro si può vedere al chiaro di luna così come alla luce del giorno, ma risulta insipido e inanimato se illuminato da luce artificiale“.

I vini del Castello di Ama

Per l’occasione ho potuto assaggiare alcuni dei celebri vini del Castello di Ama.

Purtroppo non il pluripremiato “L’Apparita”, un merlot in purezza, capostipite nel suo genere, che nasce nel 1985, prodotto solo in 7000 bottiglie, e divenuto ormai un vino di culto. E’ ormai leggenda la storia della degustazione alla cieca di Zurigo del 1991, in cui “stracciò” il blasonato Pétrus.

E da allora continua a ricevere premi e punteggi massimi da ogni parte del mondo. Dai 93 punti su WineSpectator a Decanter che lo reputa uno dei 6 migliori merlot al mondo, al pari di vini quali Petrus (Pomerol) e Masseto (Tenuta dell’Ornellaia).

Purtroppo non ho potuto neppure assaggiare il Chianti Classico Gran Selezione San Lorenzo 2010, inserito nel 2014 fra le dieci migliori bottiglie al mondo da Wine Spectator (unico vino italiano!).

Ho potuto tuttavia gustare Ama, un Chianti Classico  DOCG annata 2015, composto al 96% da Sangiovese e 4% Merlot. Ottenuto con nuove uve dai 5 vigneti di proprietà (Bellavista, Casuccia, San Lorenzo, Bertinga e Montebuoni).

E ho scoperto il Rosato, un delizioso vino composto con percentuali diverse di merlot e sangiovese. A volere ce ne sarebbero stati anche altri che mi ispiravano.

La struttura ricettiva

Il Castello di Ama ha anche una parte di accoglienza: 5 suites, che non ho visto, ma che mi immagino adeguate al contesto, ospitate all’interno di Villa Ricucci.

Nel complesso, complice anche una temperatura autunnale sopra la media – si poteva stare in maniche corte! – ho potuto davvero godermi la giornata al Castello di Ama, nonché la gita da Firenze a Gaiole e ritorno, fra vigneti e borghi.

Mi sono pure divertita a fare due strade diverse all’andata e al ritorno!

Poter passare una domenica di metà ottobre fra le colline del Chianti, circondati dai colori dell’autunno, credo sia una delle cose più belle da poter fare.

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