23 Settembre 2026 • Nessun commento
Broken a Palazzo Strozzi
EventiDopo il successo della mostra sul Beato Angelico (250.000 spettatori) e l’incredibile risultato della mostra su Rothko (300.000 spettatori), le aspettative sono tante. Palazzo Strozzi ha deciso di essere coraggioso e osare con una mostra originale dal titolo emblematico: Broken.
Broken. Il potere del frammento
Firenze, Palazzo Strozzi, 25 settembre 2026 – 24 gennaio 2027
Un viaggio dall’antico Egitto a Michelangelo, dalla Grecia classica a Rodin, fino ad artisti contemporanei come Louise Bourgeois, Francesco Vezzoli e Danh Vo.
Palazzo Strozzi presenta Broken. Il potere del frammento, una grande mostra dedicata al tema del frammento nella storia della scultura dall’archeologia all’arte di oggi. Organizzata con la National Gallery of Art di Washington, l’esposizione riunisce straordinarie e affascinanti opere dall’antico Egitto a Michelangelo, dalla Grecia classica a Rodin, fino ad artisti contemporanei come Louise Bourgeois, Francesco Vezzoli e Danh Vo.

80 opere dai più importanti musei al mondo
Con oltre 80 opere e reperti provenienti dai più importanti musei del mondo, tra cui il Metropolitan Museum di New York, il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra e il Museo Nacional de Antropología di Città del Messico, la mostra indaga il frammento da un nuovo punto di vista: non come semplice resto di un’unità perduta, ma come oggetto autonomo, capace di custodire tracce di memoria e trasformazione.
La mostra è un invito a compiere un viaggio tra luoghi ed epoche diverse, dalle antiche civiltà del mondo egizio, etrusco e greco-romano alle culture premoderne degli attuali Messico, Mali, Perù e Cambogia.
Come detto in conferenza stampa: un viaggio lungo 5.000 anni, fra 5 continenti.

Opere dei principali maestri della storia dell’arte, tra cui Giovanni Pisano, Michelangelo, Auguste Rodin, sono affiancate alle sculture di artisti contemporanei come Louise Bourgeois, Huma Bhabha, Robert Gober, Francesco Vezzoli e Danh Vo, che hanno assunto il frammento come punto di partenza per nuove possibilità espressive. In occasione della mostra, inoltre, Palazzo Strozzi presenta una nuova installazione dell’artista olandese-belga Mark Manders, concepita per il Cortile rinascimentale.
Personalmente ho apprezzato alcune opere provienienti dall’Asia:
- La Testa di Budda nella prima sala originaria del Pakistan nord-occidentale o dell’Afghanistan e risalente al IV-V secolo d.C.
- Il guerriero nuragico che proviene dalla Sardegna (900-700 a.C.)
- La Figura funeraria seduta proveniente dalla Siria (1000-800 a.C.) ricostruita pezzo su pezzo negli anni Duemila
- La colossale mano di origine romana (I-IV secolo d.C.) che si trova nella stessa stanza del bozzetto di donna di Michelangelo (1533).
Mi sono divertita a vedere il “crollo” di The Elephant in the Room di Otto von Bismarck (2023) e mi ha inquietato l’opera di Paul Pfeiffer dedicata a Justin Bieber (2023).

credits foto Crediti: Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio.
Insomma una mostra originale, coraggiosa, ambiziosa – per usare le parole dei curatori – e che offre diversi percorsi di visita. Anche per ragazzi.
Le sezioni della mostra attraversano i molteplici significati del frammento, dalle trasformazioni prodotte dal tempo e dalla natura alle distruzioni legate a iconoclastia, guerra e colonialismo, fino ai processi di ricomposizione e alla centralità dell’incompletezza nella scultura moderna e contemporanea. Il percorso comprende inoltre focus dedicati a Danh Vo e Paul Pfeiffer, mettendo in dialogo opere storiche e contemporanee attraverso confronti inattesi.
La mostra si estende nel Cortile di Palazzo Strozzi con Silent Studio (Reduced to 88%) di Mark Manders, installazione concepita dall’artista come uno “studio temporaneo all’aperto”.
Una curiosità: l’immagine che trovate sulla locandina ufficiale è in realtà un’opera minuscola!!!
Arte egizia, Naso e labbra di Akhenaton, 1353–1336 a.C. circa, cm 8,1 × 6,3 × 5,5.
La mostra è organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze, e dalla National Gallery of Art, Washington. La mostra è curata da C. D. Dickerson, senior curator of European and American art e responsabile del Dipartimento di scultura e arti decorative, e da Andrew Sears, assistant curator of northern European paintings, entrambi della National Gallery of Art, in collaborazione con Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi.
“I frammenti sollecitano reazioni che sulle prime possono sembrare contraddittorie: suscitano al contempo fascino e seduzione, compassione ed empatia.” (dal catalogo)
L’opera nel cortile di Palazzo Strozzi
In occasione della mostra Broken. Il potere del frammento, l’artista olandese-belga Mark Manders presenta Silent Studio (Reduced to 88%), una grande installazione che trasforma il Cortile di Palazzo Strozzi in quello che Manders stesso definisce uno “studio temporaneo all’aperto”.
Protagonista è la monumentale scultura Tilted Head, che appare fragile, incompiuta e come modellata in argilla. L’opera è in realtà un calco in resina del modello originale in argilla, rendendo incerto il confine tra apparenza e realtà. A essa si affianca una serie di arredi realizzati all’88% della scala reale, una riduzione quasi impercettibile, capace tuttavia di generare un sottile senso di straniamento. Compaiono inoltre pagine di un giornale creato dall’artista, utilizzate come rivestimento o semplicemente appoggiate sugli oggetti. Composte con tutte le parole della lingua inglese, ciascuna usata una sola volta e disposta casualmente, imitano l’aspetto di un vero quotidiano pur rimanendo illeggibili e includono fotografie della polvere accumulata nello studio dell’artista.
Centrale nella pratica di Manders è una riflessione concettuale sulla scultura, sviluppata attraverso il rapporto tra linguaggio e materia, idea e percezione, in cui il frammento emerge come una condizione ambigua, sospesa nel tempo e nello spazio. In Silent Studio questa ricerca prende la forma dello studio dell’artista, che si sovrappone all’architettura rinascimentale del Cortile di Palazzo Strozzi, creando una tensione tra l’apparente precarietà dell’installazione e la stabilità monumentale dello spazio.