31 Agosto 2021 • Nessun commento

Le fontane del Campari

Musei e monumenti

Qualche giorno fa, un lettore mi ha scritto una mail molto bella, chiedendomi se può mandarmi alcuni pezzi scritti da lui. Non sto a elencarvi il suo curriculum – ha fatto tante di quelle cose che mi domando quante vite abbia vissuto – ma i titoli e gli argomenti che mi ha proposto mi sono molto piaciuti. A cominciare dal seguente articolo, inerente le fontane del… Campari! una storia di cui anche io sapevo poco. Il lettore si preoccupava del nesso con Firenze, che poi alla fine c’è. Io ne ho trovato un altro, visto che a giorni comincia la Florence Cocktail Week non vedo poi così fuori tema parlare di Campari!

Le Fontane del Campari

Testo di Alessandro Nelli

Poter dare una spiegazione alla richiesta di un “lettore” di raccontare la storia di questa “pubblicità” di una delle più conosciute aziende italiane mi solleticava parecchio ma inizialmente ero frenato dalla preoccupazione, che l’articolo potesse essere considerato fuori tema mancando, almeno in apparenza, il riferimento alla “città di Firenze”. Dopo aver cercato, pagina dopo pagina, notizia dopo notizia mi sono imbattuto nella soluzione. Memore del finale dei gialli più classici, la svelerò alla fine.

L’azienda Campari

L’Azienda nasce nel 1860 quando Gaspare Campari acquista a Novara, un piccolo bar, il Caffè dell’amicizia. Gaspare aveva imparato il mestiere di liquorista quando, appena quattordicenne, aveva lasciato Cassolnovo in provincia di Pavia e si era recato a Torino proprio per imparare l’arte dei liquori. Sperimentando con elisir ed infusi riuscì, finalmente, a trovare la formula di quello che sarebbe diventato, nel tempo, uno dei prodotti più conosciuti a livello internazionale, il cosiddetto Bitter all’uso d’Hollanda. La nascita a Milano (1892) di due stabilimenti industriali convinse il figlio Davide, subentrato alla guida dell’Azienda alla morte dei genitori, a concentrarsi su pochi prodotti e a costituire una delle prime grandi reti commerciali italiane di vendita.

La comunicazione visiva

Al successo, proseguito fino ai nostri giorni, hanno contribuito, nel tempo, le campagne pubblicitarie di grande impatto visivo, manifesti di grandi artisti e cartellonisti dell’epoca.
Nel 1932 nasce il primo prodotto “pronto all’uso”, il Campari Soda, da servire già miscelato nella famosa bottiglia disegnata dal futurista Italiano Fortunato Depero: una piccola bottiglia a tronco di cono che rappresentava il prodotto anche senza etichettatura.

L’Azienda Campari ha avuto nel tempo un grande merito, quello di avere compreso il valore della pubblicità tanto che nella sua lunga ed interessante realtà imprenditoriale ha più volte apportato modifiche, anche stilisticamente, attenta e rispettosa dei vari momenti della arte, della moda, del gusto. E’ possibile pensare che questa dinamicità l’abbia portata ad essere riconoscibile con la particolare definizione di “immagine coordinata aperta”. Una grande capacità comunicativa gli ha permesso di rinnovare il proprio marchio con campagne e strategie pubblicitarie che hanno sfruttato nei vari periodi, specialmente all’inizio del XX secolo, la creatività e l’ingegno degli artisti italiani.

Le fontane Campari

Ma veniamo alle nostre fontane. Nella mente di Davide Campari e dei suoi collaboratori esse dovevano essere dei primi esempi di marketing territoriale e di pubblicità sociale che fornissero, al tempo stesso, un servizio di pubblica utilità quasi inestimabile, considerato il periodo. Il progetto, siamo negli anni 30, prevedeva la costruzione e successiva collocazione sull’intero territorio, di una trentina di fontane dove attingere acqua, recanti il marchio Campari.
Una iniziativa da considerare all’avanguardia come possibile pubblicità di massa. La collocazione delle fontane doveva essere strategica, in zone di campagna e di montagna, in modo da unire alla promozione del prodotto anche l’erogazione di un bene pubblico sicuramente “primario” come appunto, l’acqua. Era calcolato, ma non importava, il fatto che fossero quasi esclusivamente le donne a recarsi alla fontana a prendere l’acqua!
In quel periodo (1929-1930) era quasi obbligatorio, per compiacere il Duce, fare iniziative che in qualche modo supportassero le “innovazioni” architettoniche ed urbanistiche. Le fontane, a parte la componente più promozionale, sembravano (e sembrano), comunque, essere coerenti allo stile squadrato dell’epoca.

Foto di Alberto Sticco – @stich_1987 su Instagram

Ogni fontana era una sorta di monumento con le classiche colonne laterali alla cui sommità, nel progetto, avrebbero dovuto essere poggiate le “teste” di Mussolini e di Vittorio Emanuele, soluzione che non sembra mai essere stata realizzata. Il progetto si concretizzò con la costruzione e collocazione di solo 12 fontane.

Ad oggi, ne rimangono visibili solo tre: una in Lombardia, a Brunate (Como), e due in Toscana, alle Piastre (Pistoia) ed a Chiusi della Verna (Arezzo).

La fontana di Chiusi della Verna

La fontana di Chiusi della Verna fu la prima ad essere collocata ed inaugurata insieme all’acquedotto comunale, tra il 1929 ed il 1930. Tre anni fa, come risulta dalle foto, è stata completamente ripulita e restaurata con una raccolta fondi voluta da sette donne del paese per salvare un pezzo di storia del territorio.

Foto di Alberto Sticco – @stich_1987 su Instagram

Lo scultore

Mi sembra giunto il momento di svelare la soluzione di quello che ho impropriamente considerato un giallo anche se credo che questa storia e la stessa presenza di queste tre fontane siano sconosciute ai più.
La soluzione? Il progetto delle fontane e la loro “costruzione” fu commissionata dallo stesso Davide Campari ad uno scultore fiorentino DOC, Giuseppe Gronchi (Firenze 1882-1944) che dopo essersi diplomato alla Accademia di Belle Arti di Firenze, divenne uno dei più attivi e rappresentativi scultori del ventennio. Oltre ad essere stato coinvolto nei lavori di ristrutturazione e decorazione del teatro Savoia di Firenze (oggi Odeon) viene ricordato come autore di “monumenti”, realizzando in Toscana diverse opere commemorative, dedicate ai caduti della prima guerra mondiale. Oltre a queste, da ricordare, nel cimitero di Trespiano, il busto di Garibalda Niccoli, una delle attrici più conosciute del teatro in vernacolo. La sua esperienza nel particolare settore “monumentale”, consolidata nel tempo, gli garantì lavori di prestigio come quello appunto, commissionato da Davide Campari.

A chiusura, una piccola nota, una stranezza di cui non si comprende la motivazione. Nella redazione della storia pubblicitaria della Campari redatta dalla stessa azienda non sembra ci siano notizie nè immagini della campagna pubblicitaria incentrata sule fontane.

Foto di Alberto Sticco – @stich_1987 su Instagram



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