4 Gennaio 2020 • Nessun commento

Ore piccole al Teatro Puccini

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A cavallo di Capodanno sono stata a vedere l’ultimo spettacolo di Alessandro Riccio, “Ore Piccole”, al Teatro Puccini.


Non mi ero informata sulla trama o su altro; ormai con lui vado “alla cieca”, sapendo che non mi deluderà. E come sempre è riuscito a sorprendermi.
Sono lontani i tempi di quando rappresentava le storie dei Medici (nel 2007 andai a vedere Lorenzo il Magnifico) o le parodie di alcuni personaggi toscani (ricordo ancora un grandioso Galileo Galilei, ne parlai qui sul blog nel 2014).
Di anno in anno, il suo pubblico è cresciuto e si è consolidato. E’ uno dei pochi in grado di riempire i teatri per decine di serate di fila.
Alessandro poteva fermarsi, sedersi sugli allori, e crogiolarsi nei copioni più di successo e magari riproporre sempre quelli, e invece ha continuato a studiare, evolversi, sperimentare. Ha lavorato sul suo fisico, ma anche sui soggetti, portando in scena temi più tosti (penso a Le audizioni al Teatro di Rifredi nel 2018).
E ogni volta è riuscito a entusiasmare le platee grazie a spettacoli brillanti e mai scontati. Anche quando ciò ha voluto dire non essere più il protagonista dello show.

Riccio non è protagonista, ma…

In Ore Piccole, Riccio si è ritagliato un ruolo minore – o dovrei dire più ruoli – ma si è occupato della sceneggiatura, dei costumi, della regia e di tessere le fila di uno spettacolo movimentato e non semplice da coordinare. E dire che ha fatto tutto in 22 giorni! A volte mi domando come faccia ad avere ancora così tanta creatività dopo 20 anni di attività.

Ore piccole è uno spettacolo corale, visionario, folle (nel senso buono del termine). Fra cambi d’abito sfavillanti, spogliarelli burlesque della super coppia di ballerini Viola Panik e Mr. Punch, e citazioni felliniane, lo spettacolo procede, facendo ridere ma anche lasciando qualche spunto di riflessione.

Un cast che funziona

Bravi gli attori. In primis Riccio stesso che si è divertito nelle controscenette di supporto alla narrazione principale, poi Ciro Masella, attore navigato e generoso, che salta da un registro all’altro con grande maestria, Gaia Nanni, che pare davvero “nei suoi cenci” e che ha creato con Riccio un sodalizio fortunato (come non citare La Meccanica dell’Amore), arrivando infine al giovane Vieri Raddi che con la sua fisicità occupa tutto il palco.

Un plauso ai costumi, corredo perfetto per la storia.

Credits photo: Federica Gambacciani / Tedavi ’98

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