19 Novembre 2013 • Nessun commento

TERRITORI INSTABILI: Territorio, Confine, Identità.

Mostre

Territori Instabili” è il titolo della mostra proposta al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, a Palazzo Strozzi, dall’11 Ottobre 2013 fino al 19 Gennaio 2014. Ecco un post scritto da Chiara, che l’ha visitata e vuole dire la sua. E’ la stessa ragazza che ha scritto il post sulle biciclette rubate… chissà se anche questo avrà lo stesso successo! Anche le foto sono opera sua.

Territori InstabiliDi questa esposizione si è sentito parlare molto, in tanti ne hanno scritto e molti altri ci hanno riflettuto sopra, quindi rischierò quì di affrontare temi già ampiamente trattati, ma, dopo esserci stata, mi sono resa conto di volerne comunque scrivere.
Fotografie, video e installazioni sono i protagonisti della mostra e sono opere realizzate da dieci artisti contemporanei che si pongono l’obiettivo di far riflettere un po’ più in profondità lo spettatore, l’individuo in generale, sull’instabilità dei concetti di territorio, identità e confine nel mondo odierno.

Che significa territorio? Il dizionario definisce ‘territorio’ un’area definita, delimitata che include delle porzioni di spazio, considerata di solito il possedimento di qualcuno, persona o animale che sia. Partendo da questo concetto, come si lega all’idea di confine? Il legame è molto facile da identificare: il confine, visto da una prospettiva geopolitica, è una sorta di frontiera della superficie, una linea reale o immaginaria che segna i termini di una proprietà privata oppure di un territorio.
Ma come si legano entrambi i concetti, di territorio e di confine, a quello di identità?
La mostra cerca di spiegarlo tramite diverse interpretazioni legate alla nozione e all’immagine di appartenenza culturale. Il concetto di identità all’interno di un territorio delimitato da confini porta con sé un’aura di incertezza incredibile, al giorno d’oggi.
Il nostro mondo, il mondo di ora, è caratterizzato da un perenne senso di precarietà, da nuovi processi economici, dai mezzi di comunicazione sempre più tecnologici, da una non definizione di ciò che ci circonda, da flussi migratori, il tutto derivante in primis dall’incontro e il confronto tra culture e popoli differenti, una globalizzazione sia economica che culturale.
Da quì deriva il titolo della mostra “Territori Instabili”.

L’esposizione si apre con una sala riempita da due video a schermo intero: sono i video di Sigalit Landau. Entrambi, “Barbed Hula” e “Deadsee“, riflettono sull’idea di confine e sui confini stessi della parola confine. Landau scrive che un “confine” ha diverse accezioni: può essere utilizzata in riferimento alla soglia di dolore.

Nel primo video “Barbed Hula” Landau, completamente nuda sulla spiaggia di Tel Aviv continua incessante a muovere il proprio bacino intorno ad un hula hoop fatto di filo spinato. Qui l’autrice affronta le tensioni politiche e storiche della propria terra, Israele, trasformando la pelle in un vero e proprio confine così labile da non riuscire a proteggerlo dalle punte del filo spinato, al limite tra sanità e pazzia. Landau afferma “I confini sono la pelle dei luoghi e una sorta di scorza per la maggior parte delle idee”.

Landau BarbedHula

Nel secondo video, “Deadsee“, sul Mar Morto galleggia una spirale lunghissima composta da 500 angurie tenute insieme dal una corda. Quì Landau è dapprima circondata e in un certo senso protetta dalle angurie, ma in un secondo momento la spirale si sgretola e lei rimane nuda, senza alcuna protezione, e a contatto con l’acqua salina. L’idea che circonda questo video è quella di una costante trasformazione della materia e dell’instabilità della realtà.

Laudau Deadsee

La mostra prosegue poi con un’installazione di Tadashi Kawamata, “Apnea“.
L’autore ha riposto sul soffitto della sala, appese, una serie di porte e finestre ormai in disuso dei depositi di Palazzo Strozzi, in riferimento al fatto che ormai non si utilizzino più, ma che abbiano ancora in sé la memoria di una storia già vissuta, già passata. Il fatto che siano appese in orizzontale in alto nello spazio rende il visitatore spaesato e di nuovo incerto, quasi instabile.

Kawamata Porte

Altra sala interessantissima quella dedicata a Paulo Nazareth.

Stanza Paulo NazarethL’autore, girando il mondo, ha reso se stesso protagonista delle sue fotografie e installazioni, evocando idee di razza, ideologia ed identità molto forti in relazione alle tensioni politiche, economiche e sociali del mondo, e arrivando addirittura a mettere se stesso ‘in vendita.

Paulo Nazareth Superman

In un’ulteriore sala Kader Attia propone una serie ampia di specchi tutti tagliati e ricuciti con una sorta di filo di corda che sembra quasi arrugginito. Quì si prova a riflettere sulla contrapposizione tra Oriente ed Occidente, tra spazio esterno e identità, tra territori psicologici e fisici.

Attia Specchi

Infine, se si esce dalla mostra, sulla facciata di Palazzo strozzi si potrà notare una costruzione in legno attaccata alla parete principale. Questa è un’opera realizzata da Kawamata, “Tree Huts” – Capanne sugli alberi, per affrontare il tema del contrasto tra la struttura permanente e allo stesso tempo imponente, rinascimentale, del Palazzo e i materiali del legno, materiali transitori, di passaggio.

Kawamata Tree Huts

Invito chi può a dedicare qualche ora a questa mostra per riflettere su temi che generalmente affrontiamo su un libro, su una rivista, ma mai attraverso immagini, installazioni, autori che pongono se stessi al centro della scena, se stessi come protagonisti.

Gli orari sono: martedì-domenica, 10:00-20:00, giovedì 10:00-23:00; lunedì chiuso.
L’ingresso (il biglietto è valido per ben 30 giorni): € 5,00 intero; € 4,00 ridotto convenzioni; € 3,00 studenti e ulteriori convenzioni; ingresso gratuito giovedì 18:00-23:00.

Per informazioni: news@strozzina.org oppure 055 2645155.
Il sito ufficiale della mostra è: http://www.strozzina.org/exhibitions/territori-instabili/.



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